Discussione:
"Le anime morte" di Nikolaj Gogol'
(troppo vecchio per rispondere)
MadLuke
2009-12-27 15:10:26 UTC
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Raw Message
In questo romanzo l'autore tratteggia con estrema delicatezza una
Russia assai diversa da quella che viene rappresentata da Dostoevskij,
che pure era suo contemporaneo. Come nella migliore tradizione
letteraria russa, i personaggi sono caratterizzati con estrema dovizia
di particolari, ma quello che li distingue dal grande maestro, è che
non vi è un giudizio netto che classifichi i malvagi. In ogni contesto
della vita sociale la quasi totalità dei personaggi è invece
caratterizzata da grande apatia nei confronti della vita: ognuno a suo
modo rifugge la fatica e il proprio dovere ricorrendo a vari
stratagemmi, anche l'amore romantico come quello degli spensierati
coniugi Manilov non è strumento di miglioramento di sé bensì è ridotto
a mero sentimentalismo. Nella vita di ognuno trova così facile spazio
la frivolezza e superficialità, la corruzione dilaga in ogni contesto
della vita pubblica (come del resto succedeva pressoché ovunque
nell'Europa dell'800), sono l'avarizia e la cupidigia a farla da
padrona, ma più in generale l'accidia, nel senso più spirituale e
cristiano del termine, come spiega lo stesso autore per bocca di uno
dei suoi personaggi più ammirevoli.
Parimenti "i buoni" non sono persone che si contraddistinguono per
chissà quali eccezionali virtù o gesta eroiche: semplicemente sono
coloro i quali, l'autore ne fa una ristrettissima cerchia, assolvono
con coscienza e giudizio ai loro compiti quotidiani, si impegnano
perché grazie all'onesto lavoro, sia loro che i loro sottoposti,
possano beneficiare e godere del bendidio (letteralmente) che la
natura offre loro; stando così concentrati sul lavoro sfuggono alle
tentazioni che la vita mondana (di cui Pietroburgo pare fosse la
capitale) cerca di offrire loro, e migliorano se stessi. Pur scevri
(la maggior parte almeno) da qualunque intento spirituale.

Personalmente, fin dai primi capitoli, l'intreccio degli eventi e
l'approccio ad essi dei vari personaggi (di cui il protagonista
Cicikov è indubbiamente "il vuoto porta vessillo"), mi ha riportato a
un tema di cui oggigiorno non raramente si sente discutere: eh certo -
si sente dire - una volta la gente era più felice perché non aveva
tempo per pensare a tutte le cose complicate della vita, come invece
facciamo noi, lavoravano tutto il giorno e poi andavano a dormire,
troppo stanchi per pensare!
E' indubbio che una parte di queste persone, uno o due secoli fa, come
oggi del resto si limitassero a lavorare aspettando che arrivi il
giorno dopo, e tuttavia secondo me, si sopravvaluta sempre troppo
l'aspetto fondamentale della questione, ossia che quegli umili
lavoratori non ricorrevano al lavoro per evitare la domanda, bensì nel
lavoro trovavano l'autentica risposta.
Si può coltivare la ritualità (proprio nell'accezione religiosa del
termine) di un gesto, ritrovare la propria spiritualità in
un'officina, arando i campi o lavando i piatti, non meno di quanto si
possa fare in una chiesa o un tempio. Quello che fa la differenza non
è il gesto in sé quanto lo spirito con cui ci si adopera, la sincerità
con cui si cerca di realizzare qualcosa che sia bello per sé e per gli
altri (per Dio, nel caso dei personaggi più religiosi del romanzo) e
trovare così, o almeno poter accarezzare, l'autentica felicità.

Rimane il rammarico, così è spiegato nella nota introduttiva, che la
seconda parte sia parzialmente incompleta mentre la terza sia andata
completamente perduta.

Voto: 5/5

Ciao, MadLuke.
Nicola Pasa
2009-12-29 12:26:12 UTC
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Raw Message
Post by MadLuke
In questo romanzo l'autore tratteggia con estrema delicatezza una
Russia assai diversa da quella che viene rappresentata da Dostoevskij,
che pure era suo contemporaneo. Come nella migliore tradizione
letteraria russa, i personaggi sono caratterizzati con estrema dovizia
di particolari, ma quello che li distingue dal grande maestro, è che
non vi è un giudizio netto che classifichi i malvagi.
cut

Non commento la recensione in sé anche se io ho trovato nelle Anime morte
altre cose rispetto a quelle che hai trovato tu, mi limito solo a
dissentire
sull'uso del grande maestro riferito a Dostoevskij in opposizione a Gogol
(che quindi sarebbe una sorta di allievo?), nel senso che il rapporto è
casomai rovesciato, il grande maestro è Gogol e Dostoevskij nel suo
romanzo
più riuscito 'Il sosia' è un brillante allievo.
Post by MadLuke
Voto: 5/5
concordo
Post by MadLuke
Ciao, MadLuke.
Ciao e molti auguri a te e agli altri lettori.
--
Nicola Pasa
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MadLuke
2009-12-29 14:02:19 UTC
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Raw Message
Post by Nicola Pasa
Non commento la recensione in sé anche se io ho trovato nelle Anime morte
altre cose rispetto a quelle che hai trovato tu,
Perché non parlarne? Mi piacerebbe confrontarmi. :-)
Post by Nicola Pasa
mi limito solo a
dissentire
sull'uso del grande maestro riferito a Dostoevskij in opposizione a Gogol
(che quindi sarebbe una sorta di allievo?), nel senso che il rapporto è
casomai rovesciato, il grande maestro è Gogol e Dostoevskij nel suo
romanzo
più riuscito 'Il sosia' è un brillante allievo.
Il "maestro" riferito a Dostoevskij lo intendevo in termini generali,
maestro della lettura russa, non rispetto specificatamente a
Gogol' (tanto più che quest'ultimo è nato una decina d'anni prima).
Devi però comunque ammettere che Dostoevskij comunemente gode di
maggiore fama rispetto a Gogol', anche solo di nome tra chi non è
appassionato di lettura.

Non ho letto "Il sosia" (ma me lo sono segnato), di Dostoevskij ho
letto "Umiliati e offesi" (tanto bistrattato dalla critica, invece per
me tanto denso di significato) e "L'idiota" che certo non ha bisogno
di altri commenti, ed entrambi li ho trovati superiori all'unico di
Gogol' che ho letto, "Le anime morte", appunto.
Ma qui siamo a discutere solo se è meglio la seta o il cachemire,
chiaramente. :-)

Ciao, grazie e auguri a te, MadLuke.
g***@gmail.com
2015-12-17 14:59:00 UTC
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Raw Message
senza aprire un altro 3d mi unisco a questo: ad oggi qual e' la migliore traduzione in italiano delle Anime morte? Wikipedia lista queste:

1953, Agostino Villa per Mondadori, poi Einaudi
1973, 1990 Emanuela Guercetti per Garzanti
1992, Barbara Ronchetti per Studio Tesi
1996, Serena Prina per Mondadori
1997, Laura Simoni Malavasi per Rizzoli
2002, Licia Brustolin per Frassinelli
2004, Nicoletta Marcialis, Gruppo Editoriale L'Espresso - La Biblioteca di Repubblica
2009, Paolo Nori per Feltrinelli

ed avendo io letto una vecchissima edizione mondadori del 65 credo sia la prima edizione.. consigliate l'ultima in ordine cronologico di Paolo Nori per Feltrinelli?
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