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La montagna incantata...
(troppo vecchio per rispondere)
Roberto
2012-07-22 19:12:42 UTC
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...nella classica traduzione di Ervino Pocar.

Meraviglioso.

Non spaventi la mole, 1200 pagine, il libro è bellissimo e scorrevole.
Solo un rammarico: l'incontro con la donna amata dal protagonista è
rimasto in francese. Questa scelta ha un significato ben preciso, me ne
rendo conto, ma si doveva trovare una soluzione, non ci ho capito quasi
nulla di quelle pagine cruciali.
Solo un dubbio: vale la pena prendersi pure la traduzione più recente
di Luca Crescenzi (40 euro nei Meridiani, 'tacci loro!)? Come sono
trattate le pagine "francesi"?

R.
pietro c
2012-07-22 19:18:11 UTC
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Raw Message
Post by Roberto
...nella classica traduzione di Ervino Pocar.
Meraviglioso.
Non spaventi la mole, 1200 pagine, il libro è bellissimo e scorrevole.
Solo un rammarico: l'incontro con la donna amata dal protagonista è
rimasto in francese. Questa scelta ha un significato ben preciso, me ne
rendo conto, ma si doveva trovare una soluzione, non ci ho capito quasi
nulla di quelle pagine cruciali.
Solo un dubbio: vale la pena prendersi pure la traduzione più recente di
Luca Crescenzi (40 euro nei Meridiani, 'tacci loro!)? Come sono trattate
le pagine "francesi"?
R.
Io la lessi alla veneranda età di 20-25 anni e quando fui a quel dialogo
stupefacente lo lessi con l'ausilio di un amico che studiava Francese;
niente di più semplice, mi pare, di un'amica o amico, che una nuova
edizione a 40 euro. Poi gli amici parlano, ci si diverte di più.
--
pietro c

www.maradagal.blogspot.com
xkp
2012-07-26 20:26:00 UTC
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Post by Roberto
...nella classica traduzione di Ervino Pocar.
Meraviglioso.
Non spaventi la mole, 1200 pagine,
che potevano benissimo diventare 120
pietro c
2012-07-26 21:03:28 UTC
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Post by xkp
Post by Roberto
...nella classica traduzione di Ervino Pocar.
Meraviglioso.
Non spaventi la mole, 1200 pagine,
che potevano benissimo diventare 120
Quella è Banana Joshimoto, non ti confondere. Vanno bene entrambi così.
--
pietro c

www.maradagal.blogspot.com
Roberto
2012-07-27 10:25:29 UTC
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Post by xkp
Post by Roberto
Non spaventi la mole, 1200 pagine,
che potevano benissimo diventare 120
in genere sono d'accordo con quasta filosofia per quasi ogni romanzo,
film eccetera che superi la normale soglia di tollerabilità. Però,
appunto, *quasi*. "La montagna incantata" è perfetto così, e poi è
anche una riflessione sul tempo, finirlo in un pomeriggio non sarebbe
coerente con il tema centrale dell'opera.

R.
xkp
2012-08-05 15:53:57 UTC
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Post by Roberto
Post by xkp
Post by Roberto
Non spaventi la mole, 1200 pagine,
che potevano benissimo diventare 120
in genere sono d'accordo con quasta filosofia per quasi ogni romanzo,
film eccetera che superi la normale soglia di tollerabilità. Però,
appunto, *quasi*. "La montagna incantata" è perfetto così, e poi è anche
una riflessione sul tempo, finirlo in un pomeriggio non sarebbe coerente
con il tema centrale dell'opera.
R.
pensa invece io "la ricerca" lo avrei voluto lungo almeno il doppio non
a caso l'ho letto due volte.
ma la montagna incantata e' stato uno sfrantecamento di maroni indicibile.
pietro c
2012-08-05 19:21:44 UTC
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Post by xkp
pensa invece io "la ricerca" lo avrei voluto lungo almeno il doppio non
a caso l'ho letto due volte.
ma la montagna incantata e' stato uno sfrantecamento di maroni indicibile.
secondo me, fai dei paragoni astratti, privi di contesto

per lo stesso motivo anche il tuo apprezzamento di Proust mi sembra
iperbolico, pour parler diciamo. (la Recherce lunga il doppio? ossignur,
ma neanche il tribunale dell'inquisizione aveva pensato a torture così
agghiaccianti!)
--
pietro c

www.maradagal.blogspot.com
xkp
2012-08-11 06:30:55 UTC
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Post by pietro c
Post by xkp
pensa invece io "la ricerca" lo avrei voluto lungo almeno il doppio non
a caso l'ho letto due volte.
ma la montagna incantata e' stato uno sfrantecamento di maroni indicibile.
secondo me, fai dei paragoni astratti, privi di contesto
per lo stesso motivo anche il tuo apprezzamento di Proust mi sembra
iperbolico, pour parler diciamo. (la Recherce lunga il doppio? ossignur,
ma neanche il tribunale dell'inquisizione aveva pensato a torture così
agghiaccianti!)
se c'e' qualcosa di astratto e' il tuo cervello
io la ricerca l'ho letta due volte e sempre con sommo piacere.
la montanga incantata mi ha sfrantecato letteralmente avvitata come e'
sempre sulla stessa musica.

poi per carita' de gustibus.
o***@gmail.com
2016-03-31 11:31:25 UTC
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Post by xkp
poi per carita' de gustibus.
Non è questione di gusti, è questione del modo che si adopera per parlare di letteratura. Il tuo è un modo molto stupido (detto da uno a cui la Montagna non è nemmeno piaciuta).
Requiem per Eyquem
2012-08-02 07:21:08 UTC
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Post by Roberto
Solo un rammarico: l'incontro con la donna amata dal protagonista
rimasto in francese (...) non ci ho capito quasi
nulla di quelle pagine cruciali
p. 556:
«Stia attento, è un po' fragile (...) È avvitabile, sai.»

pp. 559-60
«È un giovane molto rigido, molto onesto, molto tedesco»
«Rigido. Onesto? (...) noi tedeschi?»
«Parliamo di suo cugino. Ma è vero (...) borghesi. Amate piú l'ordine
che la libertà, tutta l'Europa lo sa.»
«Amare... amare... Che cos'è! Non ha definizione questa parola. (...)
come diciamo proverbialmente (...). Te lo dirò in francese (...) Ciò
che tutta l'Europa chiama libertà è, forse, una cosa abbastanza
pedante e abbastanza borghese in confronto al nostro bisogno d'ordine
- ecco!»
«To'! Divertente. È a tuo cugino che pensi dicendo simili stranezze?»
«No, è davvero un'anima buona (...) sai. Ma non è borghese, è
militare.»
«Vuoi dire: una natura del tutto salda, Ma è seriamente malato, il tuo
povero cugino.»

«Forse nel mostrarmi i suoi quadri.»
«Vale a dire, nel farti il ritratto?»
«Perché no. L'hai trovato riuscito, il mio ritratto?»
«Estremamente. Behrens ha reso la tua pelle molto esattamente, proprio
molto fedelmente. Vorrei tanto essere ritrattista anch'io, per aver
l'occasione di studiare la tua pelle come lui.»
«Parli tedesco per piacere!»
«È una specie di studio artistico e medicale - in una parola: si
tratta di scienze umane, capisci.»
«Di nascosto dai medici. Appena Behrens ritorna, si precipiteranno
tutti sulle sedie. Sarà davvero ridicolo.»

«Ma va là col tuo Behrens! (...) E poi sul tappeto...»

pp. 561-3
«come un sogno particolarmente profondo, poiché occorre dormire molto
profondamente per sognare così... Voglio dire: è un sogno ben noto,
sempre sognato, lungo, eterno, sì, star seduto presso di te come
adesso, ecco l'eternità.»
«Poeta! (...) Borghese, umanista e poeta, - ecco il tedesco fatto e
finito, come si deve!»
«Temo che non siamo proprio per niente come si deve (...) Da nessun
punto di vista. Siamo forse dei (...), tutto qui»
«Bella parola. Dimmi allora... Non sarebbe stato tanto difficile
sognare quel sogno più presto. Il signore si è deciso un po' tardi a
rivolgere la parola alla sua umile serva.»
«Perché parole? (...) Perché parlare? Parlare, discorrere, è una cosa
ben repubblicana, lo concedo. Ma dubito che sia altrettanto poetica.
Uno dei nostri pensionanti, che è diventato un po' amico mio, il
signor Settembrini...»
«Ti ha appena rivolto qualche parola.»
«Ebbene, è senza dubbio un gran parlatore, ama molto anche recitare
bei versi, - ma è un poeta quell'uomo?»
«Mi spiace sinceramente di non aver mai avuto il piacere di far
conoscenza con quel cavaliere.»
«Lo credo bene.»
«Ah! Lo credi.»
«Come? Era una frase del tutto indifferente, quel che ho appena detto.
Io, come avrai notato, non parlo spesso francese. Eppure, con te,
preferisco questa lingua alla mia, perché per me, parlare francese, è
come parlare senza parlare, in qualche modo, ... senza responsabilità,
o come parliamo in sogno. Capisci?»
«Più o meno.»
«È sufficiente... Parlare (...) misera cosa! Nell'eternità, non si
parla affatto. Nell'eternità, sai, si fa come disegnando un maialino:
si piega la testa all'indietro e si chiudono gli occhi.»
«Niente male! Sei a casa tua nell'eternità, senza dubbio, la conosci a
fondo. Bisogna riconoscere che sei un piccolo sognatore abbastanza
singolare.»
«E poi (...) se ti avessi parlato prima avrei dovuto darti del lei!»
«Ebbene, hai intenzione di darmi per sempre del tu?»
«Certo. Ti ho sempre dato del tu, e ti darò del tu in eterno.»
«Un po' eccessivo, diciamo. In ogni modo non avrai più molte occasioni
di darmi del tu. Sto per partire.»

pp. 564-5
«Dopo cena.»

«Non sei male informato. Forse, per ora...»

«Quanto a questo... no. (...) Ecco perché arrischierò un piccolo
cambiamento d'aria.»

«Quanto a me, sai, amo anzitutto la libertà e in particolare quella di
scegliere il mio domicilio. Tu non puoi capire com'è: essere maniaci
d'indipendenza. Appartiene forse alla mia razza.»
«E tuo marito nel Daghestan te la concede, la tua libertà?»
«È la malattia che me la rende. Eccomi in questo luogo per la terza
volta. Stavolta vi ho passato un anno. Può darsi che vi ritorni. Ma
allora tu sarai ben lontano da molto tempo.»

«Anche il mio nome! Prendi davvero sul serio i costumi carnevaleschi!»

«Sì - no - come si sanno queste cose, qui. Hai una piccola macchia
umida lì dentro e un po' di febbre, vero?»
«Trentasette e otto o nove il pomeriggio»
«Oh, il mio caso, sai, è un po' più complicato... non proprio
semplice.»
«V'è qualcosa in questo ramo delle scienze umane che va sotto il nome
di medicina (...) che si chiama otturazione tubercolotica dei vasi
linfatici.»
«Ah! Hai spiato, caro mio, si capisce.»
«E tu...»
«Che domanda? Sei mesi fa!»

«Certo, era del tutto casuale...»

«Sempre quel Behrens!»
«Oh, ha raffigurato la tua pelle così esattamente... D'altronde è un
vedovo dalle gote ardenti, che possiede un rimarchevolissimo servizio
da caffé... Credo che conosca il tuo corpo non solo come medico, ma
anche come adepto d'un'altra disciplina delle scienze umane.»
«Hai proprio ragione di dire che parli in sogno, amico mio.»
«Sia... Lasciami sognare di nuovo dopo avermi destato così crudelmente
con quel campanello d'allarme della tua partenza. Sette mesi sotto i
tuoi occhi... E adesso che ti ho conosciuta realmente, mi parli di
partenza!»
«Ti ripeto che avremmo potuto discorrere prima.»

pp. 566-8
«Io? Non te la cavi così, piccolo. Si tratta degli interessi tuoi. Eri
troppo timido per avvicinare una donna alla quale ora parli in sogno,
o c'era qualcuno che te l'impediva?»
«Te l'ho detto. Non volevo darti del lei.»
«Burlone. Dai, rispondi... quel signor gran parlatore, quell'italiano
che ha lasciato la festa,... cosa t'ha detto poco fa?»
«Non ci ho capito un bel niente. Mi preoccupo pochissimo di quel
signore quando i miei occhi ti vedono. Ma dimentichi... Non sarebbe
stato affatto facile far la tua conoscenza nel mondo. C'era ancora mio
cugino al quale ero legato e che è pochissimo incline a divertirsi
qui: non pensa ad altro che al suo ritorno al piano, per fare il
soldato.»
«Povero diavolo. In realtà è più malato di quanto creda. Del resto
neanche il tuo amico italiano va tanto bene.»
«Lo dice lui stesso. Ma mio cugino... È vero? Mi spaventi.»
«Possibilissimo che vada a morire, se tenta di fare il soldato al
piano.»
«Che vada a morire. La morte. Parola terribile, vero? Ma stranamente
non m'impressiona così tanto oggi, questa parola. Era un modo di dire
convenzionale, quando ho detto "mi spaventi". L'idea della morte non
mi spaventa. Mi lascia sereno. Non provo pietà, né del mio buon
Joachim, né di me stesso, sentendo che forse morirà. Se è vero, il suo
stato assomiglia molto al mio e non lo trovo particolarmente maestoso.
Lui è moribondo, ed io sono innamorato, ecco!... Parlasti a mio cugino
nel laboratorio di fotografia intima, nell'anticamera, ricordi.»
«Ricordo un poco»
«Dunque quel giorno Behrens ti fece il ritratto trasparente!»
«Sicuro.»
«Dio mio. E lo porti con te?»
«No, lo tengo in camera.»
«Ah, in camera. Il mio, lo porto sempre nel portafogli. Vuoi che te lo
mostri?»
«Mille grazie. La mia curiosità non è invincibile. Avrà un aspetto
molto innocente.»
«Io ho visto il tuo ritratto esteriore. Mi piacerebbe molto più vedere
il tuo ritratto interiore che sta rinchiuso in camera tua... Lasciami
chiedere un'altra cosa! A volte viene a trovarti un signore russo che
alloggia in città. Chi è? A quale scopo viene, quell'uomo?»
«Sei proprio forte in spionaggio, lo ammetto. Ebbene, rispondo. Sì, è
un compatriota sofferente, un amico. L'ho conosciuto in un'altra
stazione balneare, qualche anno fa. I nostri rapporti? Eccoli:
prendiamo il té insieme, fumiamo 2 o 3 paglie, e chiacchieriamo,
filosofiamo, parliamo dell'uomo, di Dio, della vita, della morale, di
mille cose. Ecco il mio rendiconto. Sei contento?»
«Anche della morale! E cos'avete scoperto in fatto di morale, per
esempio?»
«La morale? Ti interessa? Ebbene, ci sembra che la morale non vada
ricercata nella virtù, vale a dire la ragione, la disciplina, il buon
costume, l'onestà,... ma piuttosto nel suo contrario, voglio dire: nel
peccato, abbandonandosi al pericolo, a ciò che nuoce, a ciò che ci
consuma. Ci sembra più morale perdersi e anche lasciarsi deperire che
non conservarsi. I grandi moralisti non erano dei virtuosi, ma degli
avventurieri nel male, dei viziosi, dei gran peccatori che c'insegnano
ad inchinarci cristianamente davanti alla miseria. Tutto ciò deve
spiacerti parecchio, vero?»

pp. 569-70
«Se ne vanno tutti (...) Quelli erano gli ultimi; s'è fatto tardi.
Bene, la festa di carnevale è finita. (...) Lei conosce le
conseguenze, signore.»
«Mai, Claudia. Non ti darò mai del lei, mai in vita né in morte (...)
Questa forma di rivolgersi ad una persona, che appartiene
all'Occidente colto ed alla civiltà umanitaria, mi pare tanto borghese
e pedante. Perché, in fondo, la forma? La forma è la pedanteria in
persona! Tutto quanto avete stabilito sulla morale, tu ed il tuo
sofferente compatriota... credi seriamente che mi sorprenda? Mi prendi
per uno sciocco? Di' un po', cosa pensi di me?»
«È un soggetto su cui c'è poco da dire. Sei un ometto perbene, di
buona famiglia, d'aspetto appetibile, docile discepolo dei suoi
precettori e che tornerà presto al piano, per dimenticarsi
completamente d'aver parlato in sogno quassù e per aiutare a rendere
il suo paese grande e possente tramite l'onesto lavoro in cantiere.
Ecco la tua fotografia intima, scattata senza apparecchio. La trovi
azzeccata, spero?»
«Vi manca qualche dettaglio trovato da Behrens.»
«Ah, i dottori ne trovano sempre, se ne intendono loro...»
«Parli come il signor Settembrini. E la mia febbre? Donde viene?»
«Via, è un incidente privo di conseguenze che passerà presto.»
«No, Claudia, sai bene che quel che dici non è vero, e lo dici senza
convinzione, ne son certo. La febbre del mio corpo ed il battito del
mio cuore tormentato ed il fremito delle mie membra sono il contrario
d'un incidente, poiché non sono altro... (...) nient'altro che il mio
amore per te, sì, questo amore che m'ha sommerso nell'istante in cui i
miei occhi t'hanno vista, o, piuttosto, in cui ho riconosciuto, quando
t'ho riconosciuta,... ed è stato lui, ovviamente, a condurmi in questo
posto...»
«Che follia!»
«Oh, l'amore non è nulla se non è follia, una cosa insensata,
proibita, un'avventura nel male. Altrimenti è una piacevole banalità,
atta a trarne tranquille canzoncine giù al piano. Ma quanto all'averti
riconosciuta e ad aver riconosciuto il mio amore per te, ...sì, è
vero, già ti conobbi, tempo fa, tu ed i tuoi occhi meravigliosamente
obliqui e la tua bocca e la tua voce, con la quale parli ... già una
volta, quand'ero collegiale, ti chiesi la matita, per fare infine la
tua conoscenza mondana, poiché t'amavo irragionevolmente, ed è da
allora, senza dubbio è dal mio vecchio amore per te che provengono
quei segni scovati da Behrens nel mio corpo, e che stanno ad indicare
che fui malato anche allora...»

pp. 571-3
«T'amo (...) t'ho sempre amata, perché sei il Tu della mia vita, il
mio sogno, il mio destino, la mia brama, il mio eterno desiderio...»
«Sù, sù! (...) Se ti vedessero i tuoi precettori...»

«Me ne infischierei, me ne infischio di tutti quei Carducci e della
Repubblica eloquente e del progresso umano nel tempo, perché t'amo!»

«Piccolo borghese! (...) Bel borghese dalla piccola macchia umida.
Davvero m'ami tanto?»

«Oh, l'amore, sai... Il corpo, l'amore, la morte, quei tre fanno
tuttuno. Poiché il corpo, è malattia e voluttà, ed è lui che fa la
morte, sì, sono entrambi carnali, l'amore e la morte, ecco il loro
terrore e la loro grande magia! Ma la morte, capisci, è da un canto
cosa malfamata, impudente, che fa arrossire di vergogna; d'altro canto
una potenza molto eterna e molto maestosa, tanto più elevata della
vita spensierata che guadagna i soldi e si riempie la pancia,... tanto
più venerabile dei chiassosi progressi temporali,... poiché essa è la
storia e la nobiltà e la pietà e l'eterno ed il sacro che ci fa
scappellare e camminare in punta di piedi... Ora, allo stesso modo,
anche il corpo, e l'amore del corpo, sono cosa indecente e seccante,
ed il corpo arrossisce ed impallidisce in superficie per spavento e
vergogna di sé stesso. Ma è nel contempo una gran gloria adorabile,
miracolosa immagine della vita organica, santa meraviglia di forma e
di bellezza, e l'amore per esso, per il corpo umano, è pure una
passione estremamente umanitaria ed una potenza più educativa di tutta
la pedagogia del mondo!... Oh, incantevole bellezza organica composta
né di tintura all'olio né di pietra, ma di materia viva e
corruttibile, colma del febbrile segreto della vita e della
putrefazione! Osserva la meravigliosa simmetria dell'edificio umano,
le spalle e i fianchi e le floride mammelle di qua e di là dal petto,
e le costole allineate in rango appaiato, e l'ombelico in mezzo alla
mollezza del ventre, e l'oscuro sesso fra le cosce! Guarda le scapole
agitarsi sotto la serica pelle della schiena, e la spina dorsale
scendere verso la fresca, doppia esuberanza delle natiche, e i grandi
rami dei vasi e dei nervi che passano dal tronco alle fronde
attraverso le ascelle, e come la struttura delle braccia corrisponda a
quella delle gambe. Oh, le dolci aree della giunzione interna del
gomito e del poplite, le copiose delicatezze organiche sotto i loro
cuscinetti di carne! Quale immensa festa l'accarezzare quei deliziosi
angolini del corpo umano! Una festa da morire poi, senza lamentele.
Sì, Dio mio, lasciami annusare la pelle della rotula tua, sotto la
quale l'ingeniosa capsula articolare secerne il suo olio scivoloso.
Lasciami toccare devotamente con la bocca l'arteria femorale che
palpita frontalmente sulla coscia tua, e che più sotto si divide nelle
due arterie della tibia! Lasciami percepire le esalazioni dei tuoi
pori e tastar la tua chioma, immagine umana d'acqua e d'albumina,
destinata all'anatomia della tomba, e lasciami perire, le labbra sulle
tue!»

«Sei davvero un galante che sa sollecitare profondamente, alla
tedesca.»

«Addio, mio principe Carnevale! Avrà una brutta linea di febbre
stasera, glielo predico.»

«Non dimentichi di restituirmi la matita.»
Roberto
2012-08-08 09:17:33 UTC
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Raw Message
Post by Requiem per Eyquem
«Non dimentichi di restituirmi la matita.»
sei un mito, grazie!

R.
a***@gmail.com
2014-08-29 07:03:18 UTC
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Raw Message
Fantastico.
Grazie mille per la traduzione!
e***@gmail.com
2015-06-11 19:54:23 UTC
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Raw Message
Il giorno giovedì 2 agosto 2012 09:21:08 UTC+2, Requiem per Eyquem ha scritto:
grazie infinite per la traduzione!
oscar
2016-03-23 18:14:26 UTC
Permalink
Raw Message
grazie infinite per la traduzione
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